La "scommessa" della fraternità al centro dell'incontro dell'Ac

La fraternità è una «sfida storica» che si affronta «ristabilendo i fondamenti dell’attenzione verso gli altri». Con queste parole monsignor Paolo Selvadagi, vescovo ausiliare per il settore Ovest, è intervenuto ieri, domenica 12 gennaio, nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, al convegno sul tema “Fraternità, fondamento e via per la pace” promosso dall’Azione cattolica di Roma nel mese di gennaio, tradizionalmente dedicato dall’associazione alla riflessione e alla preghiera sulla pace. A fare da filo conduttore, il messaggio di Papa Francesco per la XLVII Giornata mondiale della pace, celebrata il 1° gennaio.

Secondo il vescovo, «rispetto ai disagi che colpiscono le nazioni, manifestiamo un duplice atteggiamento: da una parte ci governa la vicinanza sentimentale e compassionevole nei confronti degli altri, e sviluppiamo la cosiddetta “solidarietà occasionale”. Dall’altra, ci troviamo a fantasticare sul cattolicesimo pauperistico. Ambedue le disposizioni, però, non ci forniscono risposte sufficienti». Per monsignor Selvadagi occorre, in un’ottica di fraternità, tenere presente che «l’altro non è un accessorio della nostra vita ma un fattore ineliminabile dell’esistenza umana» e che l’alterità si configura come concetto «dinamico». Nella comprensione dell’uomo il pensiero greco, ha aggiunto il vescovo, «ha parlato di logos e polis, e la modernità ha aggiunto la libertà; solo il cristianesimo ha attribuito allo statuto dell’uomo l’amore».

«Quando scopriamo di essere amati da Dio diventiamo uomini e donne di pace», ha detto il parroco don Romano De Angelis, soffermandosi sulla fraternità da «accogliere, diffondere e soprattutto testimoniare» per «dare vita a relazioni nuove, fraterne e solidali». Di una pace «non agevole» ha parlato Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del consiglio scientifico dell’Istituto Giuseppe Toniolo : «Il Papa nel suo messaggio parla di ostacoli, ma vanno superati». Se per i cattolici il fondamento della fraternità risiede nell’amore di Dio, i laici «non sono esonerati da un impegno in questo senso». Anche perché il pensiero politico si è confrontato sulla fraternità, che «appartiene alla concezione degli stati moderni e si trova nella triade rivoluzionaria francese che invocava libertà, uguaglianza e fraternità, fino alla nostra Costituzione». Senza fraternità è impossibile, ha concluso De Siervo, «costruire una società giusta e una pace solida e duratura. I cristiani, tutti, in questo senso hanno una grande responsabilità».

Una interpretazione in chiave internazionale del Messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della Giornata mondiale della Pace è stata offerta, nel suo intervento, da Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana. «Dal 2006 le guerre sono aumentate e le armi proliferate perché, nonostante la crisi, il riarmo è costante», ha notato, e «dalla seconda guerra mondiale in poi i conflitti riguardano paesi molto poveri, svelando il legame tra miseria e conflittualità armata e organizzata. La rabbia della povertà, infatti, si fa preludio della violenza». Di fraternità c’è bisogno anche in relazione ai temi economici perché, ha spiegato Beccegato, «tutti i fenomeni sono interconnessi, e ogni nostro comportamento può fare, direttamente e indirettamente, bene o male». Alla luce di tutto ciò, rimane l’amore donato da Dio l’"ingrediente segreto" per la fraternità: «Diventiamo soggetti di carità se in un momento di crisi riusciamo ad abbracciare più che a sgomitare, se facciamo prevalere la comunione e l’unità rispetto alla difesa e alla chiusura. Così - ha concluso - davvero lasceremo una scia di luce dietro di noi».

13 gennaio 2013

FONTE: ROMASETTE.IT

http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=11790

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