UOMINI E DONNE FORMATI IN GESU’ per CUSTODIRE, GENERARE, ABITARE per UN NUOVO UMANESIMO

I anno :  “Tutto quanto aveva per vivere” (Mc. 12, 38-44) Custodire → abbracciare il dono di una vocazione, la memoria di una storia, di una storia di fedeltà, di amore, di misericordia di Dio verso di noi.

II anno: “Di una cosa solo c’è bisogno” (Lc. 10, 38-42) Generare → uscire da se stessi e diventare prossimi nella cura di una vita spirituale.

III anno: “Lo avete fatto a me” (Mt. 25,31-46) Abitare → ricercare nuovi linguaggi capaci di contagiare la bellezza del credere.
 

Custodire il verbo che caratterizzerà l’ anno associativo 2017-2018  e con l'icona biblica "Tutto quanto aveva per vivere".

Custodire  una  storia lunga 150 anni che abbiamo iniziato a festeggiare, ma che avremo modo ancora di farlo per tutto il 2018 ed arrivare al 2019 con i festeggiamenti dei 50anni dell'ACR e dell'adozione del Nuovo Statuto.

Tesori, esperienze che non sono occasione di celebrazioni e basta, ma la nostra storia ci chiede di capire la responsabilità che noi laici oggi abbiamo nei confronti di un patrimonio di cui siamo chiamati ad essere custodi. Un' associazione che è rimasta fedele alla sua identità, perché negli anni ha saputo cambiare forme, nomi, struttura, linguaggi (gioventù maschile, gioventù femminile, uomini, donne, ecc.ecc.) rispetto ai tempi che la società viveva. In 150 anni l'A.C. ha saputo leggere il tempo in cui viveva restando fedele alla sua identità e allo stile di vita che è fedeltà al Vangelo  che è quell'attenzione di non separare mai Vangelo e vita in un impegno educativo che è formazione di coscienze capaci di "mettersi in gioco" nella gratuità e nell'impegno.

Quindi una  memoria che ci colloca nel presente per generare futuro.

L'Evangelii Gaudium  anche nel prossimo triennio traccerà il cammino della nostra Associazione che avrà un'attenzione particolare verso la parrocchia che dovrà essere sempre di più quello spazio di incontro con la quotidianità delle persone, sempre più luogo di legami e di relazioni , sempre più luogo di comunione tra laici e sempre di più luogo primario dove si impara a vivere  la reciprocità e la comunione e la condivisione dei beni e dei talenti.

Un triennio dove attraverso l'esperienza del discernimento noi laici impareremo che solo con uno sguardo attento sulla realtà riusciremo ad individuare come stare nella storia e quali priorità sono possibili da realizzare.  Perché la missione richiede uno sguardo attento. La missione ci chiede di fare discernimento!

Fare discernimento è faticoso, è quella fatica di tante riunioni, di tante ore di riunione.

Ma fare discernimento è l'esercizio più alto di sinodalità. Perché ci chiede di fare insieme, nelle singole associazioni parrocchiali e a livello diocesano, di fare quell'esercizio di metterci in ascolto delle realtà della vita, del territorio, della Chiesa locale, per scegliere quali priorità darsi per stare in questo contesto. E l'esercizio della sinodalità è la responsabilità di ogni singolo aderente di dare un apporto, di mettersi in gioco. In quella logica di non applicare programmi generali, ma ogni realtà deve, ogni realtà è chiamata a cercare la realtà.

La Presidenza Nazionale ha scelto per gli Orientamenti triennali  Il titolo, l'icona  "Vi precede in Galilea": il  messaggio che le donne del mattino di Pasqua devono portare ai discepoli ancora dispersi e immaturi : "ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto" (Mc.16,7).

Discernimento, che si fa in Galilea!!!  E certamente  non   fisicamente!!! 

 Il Signore ci precede in Galilea, là dove tutto era iniziato all'inizio della sua vita pubblica.

Andare in Galilea,  significa riscoprire il Battesimo, accogliere il messaggio di Gesù. Andare in Galilea significa abbandonare i nostri luoghi comuni, gli schemi mentali, significa abbandonare quel pretendere di realizzare tutto subito.

Il Signore abita il futuro , ci precede in Galilea.

Mons. Bianchi (assistente generale deceduto lo scorso anno) ci ricordava che la Galilea è proprio la terra del laico di A.C. perché è la terra della contaminazione – diceva – la terra dove non è visibile subito vedere dove si incontra Dio, dove non è così facile distinguere il bene, il giusto, è il luogo dove viviamo la nostra fede.

Allora il prossimo triennio la nostra diocesi, ma come tutte le diocesi dove è presente l'AC, dovranno avere un'attenzione particolare nei confronti di 4 punti:

1 la cura della parrocchia : accompagnare le nostre associazioni a vivere nella parrocchia in senso missionario secondo l'EG, a vivere relazioni che diventano legami da mettere al servizio della comunità nello scambio intergenerazionale e nella crescita dell'unitarietà, a valorizzare l'esercizio della comunione con i nostri sacerdoti e con tutte le realtà presenti in parrocchia. Cura della parrocchia che deve accompagnare e sostenere i nostri presidenti diocesani .

2 il dialogo e il confronto con le culture : costruire alleanze per il bene comune e promuovere relazioni anche con chi ha una storia e una cultura diversa dalla nostra.

3 la cura della vita del laico : una formazione capace di formare coscienze che sanno mettersi in gioco nella gratuità e nell'impegno, secondo gli insegnamenti del Vangelo, per ridefinire quello stile di cattolici che tanto manca nella nostra città e nella nostra bella Italia.

4 la popolarità : che non è diventare famosi!! Credo che questo punto per gli aderenti di AC sarà il più difficile da attuare. La popolarità è andare incontro all'altro con un'accoglienza che non guarda il titolo di studio o la professione, ma significa quell' essere "con tutti e per tutti" che ci sollecita Papa Francesco. Una sfida per l'AC trovare linguaggi e forme perché il Vangelo arrivi a tutti, a tutta la gente.

Una sfida per l'A.C. dove per tutta la gente significa : studenti che non sono solo quelli del liceo o degli istituti tecnci, ma anche quelli degli istituti professionali o dei semplici corsi post 3^media. Lavoratori che non sono solo i professori, gli insegnanti, gli impiegati, ma anche gli operai, commesse, badanti, addetti alle pulizie.

Allora per noi che oggi siamo chiamati a pensare nei nostri cammini formativi , nel nostro essere e stare in parrocchia,  teniamo presente quello che ci dice Papa Francesco :

"Quali processi generare per questo contesto perché il tempo è superiore allo spazio!"

E in E.G. N. 223 ci dice :  Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo.

Generare processi non vuol dire la ricerca del nuovo fine a sé stesso, ma significa vivere l'unico modo di restare fedeli alla storia attraverso il messaggio del Vangelo che diventa nuovo perché nuovi e diversi sono gli uomini e le donne ai quali va annunciato.

Allora facendo tesoro del nostro documento assembleare, degli orientamenti triennali, delle parole di Papa Francesco, attraverso lo strumento sinodale del discernimento andiamo ad abitare il nostro tempo con lo slancio missionario di:

* promuovere l'associazione  che in questo tempo di individualismo, con le sue dinamiche missionarie, democratiche, è un'esperienza formativa ed evangelizzatrice;

* diventare un' associazione popolare,  sempre accogliente;

* promotori di alleanze culturali, sociali, religiose per il futuro della nostra città, dell'Italia, dell'Europa per la costruzione di una via di pace.

E con quello sguardo attento ai giovani anche in prossimità del prossimo Sinodo "Giovani, fede e discernimento vocazionale".
 

Citando Papa Francesco al Convegno Nazionale di Firenze:

"Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo."

Roma, 9 ottobre 2017      

Rosa Calabria
Presidente Diocesano A.C. Roma

 

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