Storia dell’Azione
Cattolica Italiana
1868 - La Società della Gioventù Cattolica Italiana
Nel 1868 nasce la "Società della Gioventù Cattolica
Italiana" (SGCI), promossa da due giovani che già nelle loro città erano
stati animatori di circoli cattolici: il viterbese Mario Fani (che morirà
giovanissimo da lì a poco) e il bolognese Giovanni Acquaderni, che diventa il
primo presidente del nuovo organismo. Questo che è il primo nucleo dell'ACI, adotta come programma il motto "Preghiera, Azione,
Sacrificio", da tradurre nella fedeltà a quattro doveri principali:
devozione alla S. Sede, studio della religione, vita cristiana, esercizio della
carità.
Nel
1868 Pio IX approva, con il breve pontificio Dum filii Belial, la costituzione
della nuova associazione. Nel 1874, promosso dalla Società della Gioventù
Cattolica, si tiene a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani,
iniziativa da cui nacque l'Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici in
Italia.
1881 - L'Opera dei Congressi
In quest’anno viene costituita l'Opera dei Congressi, che mira a
riunire "i cattolici e le associazioni cattoliche d'Italia", durerà
fino al 1904.
1896 - FUCI
Intanto
nel 1896 viene fondata la FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).
L'idea di una federazione, che sarà il nucleo iniziale della FUCI,
viene sviluppata nel corso, che dà vita al primo Circolo Universitario
cattolico in Italia (1894). Nel 1896, nel XIV Congresso dei cattolici italiani,
viene ufficializzata l'idea, già emersa un paio d'anni prima all'interno del
circolo universitario di Roma, nato nel 1894, di creare una federazione
nazionale dei circoli universitari cattolici. Fin dai primi anni la FUCI è
impegnata su due versanti: il confronto con la cultura moderna, e l'impegno
nell'ambito sociale.
Gli anni tra il 1900 e il 1922
Dopo la crisi dell'Opera dei Congressi la SGCI ha nuovi spazi. Si
moltiplicano i circoli e nascono strutture decentrate regionali. Nascono al suo
interno le Leghe del lavoro, di sostegno alle presenze sociali organizzate e,
nel 1917, le sezioni "Aspiranti", che erano il tramite con cui i
giovani seguivano la crescita dei ragazzi. Ulteriore terreno di sviluppo sarà
quello ricreativo con la nascita nel 1916 di un'Associazione Scoutistica
Cattolica Italiana (ASCI).
1908 - Nasce l'Unione fra le Donne Cattoliche Italiane
Creata ad opera di Maria Cristina Giustiniani Bandinim, e con la collaborazione
di Adelaide Coari, l'Unione Donne si assume la cura dei fanciulli cattolici
indirizza la propria azione nel campo della catechesi, dell'istruzione, dell'assistenza,
portando fervore e vitalità nuove per la presenza femminile nella Chiesa.
1919 - La Gioventù Femminile
Nel 1919
nasce all'interno dell'Unione donne, la Gioventù femminile (GF), fondata dalla
milanese Armida Barelli (che ne rimarrà presidente fino al 1946). Tale realtà è
fortemente legata al singolare ambiente creatosi intorno alla figura di padre
Agostino Gemelli, fondatore tra l'altro dell'Università Cattolica del Sacro
Cuore (1921). Il programma della GF, sintetico ma essenziale, riguarda la crescita
della cultura religiosa e della dimensione interiore: essa strutturalmente si
basa su una capillare diffusione parrocchiale e vanta di una forte organizzazione.
1919 - La fine del non expedit
Nel dopoguerra, con la nascita del Partito Popolare di Sturzo
e la fine del non expedit, il laicato cattolico si riorganizza e si fa
più netta la divisione di compiti tra l'Azione Cattolica, il partito, il
sindacato.
Nel 1922, al fine di raggruppare tutte le opere degli adulti
nasce ad opera di Augusto Ciriaci e mons. Domenico Tardini l'Unione Uomini
Cattolici, voluta da Pio XI.
1923 - La riorganizzazione di Pio XI
Sotto il papato di Pio XI, il 2 ottobre 1923 vengono approvati i
nuovi Statuti di Azione Cattolica. Coordinata da una forte Giunta centrale (che
comprende i presidenti delle varie associazioni nazionali e alcuni membri di
nomina pontificia), l'associazione viene rafforzata nella sua unità, e
suddivisa in sezioni per categorie anagrafiche di persone, non più per
obiettivi specifici. Ne fanno parte la SGCI, che diventa Gioventù Italiana di
Azione Cattolica (GIAC), la FUCI, l'Unione Femminile (che comprende l'Unione
donne, la GF e le universitarie della FUCI) e la neonata Unione Uomini di AC.
1923/1940 - L'Azione Cattolica sotto il fascismo
Il fascismo inizialmente ricerca un pratico compromesso, rilanciato
anche dall'eliminazione di ogni alternativa all'AC in campo cattolico, tuttavia
fin dall'inizio non mancano motivi di attrito: la fondazione da parte del
regime fascista di un organismo per la gioventù tendenzialmente totalitario
come l'Opera nazionale Balilla, e la conseguente crisi e chiusura
dell'esperienza dello scoutismo italiano e delle associazioni ricreative e
sportive.
Con il 1929 e la raggiunta Conciliazione fra Chiesa e Stato si arriva a momenti
di maggior consenso. Ma di lì a pochi anni non mancano nuove occasioni di
contrasto: Mussolini,
contravvenendo agli accordi sanciti con il Concordato del 1929, invia ai
prefetti l'ordine di chiudere i circoli dell'AC e il 30 maggio del
1931 perfino delle organizzazioni giovanili nazionali, perché l'attività formativa religiosa
esercitata in essi viene considerata contraria al fascismo.
Pio XI risponde con l'enciclica "Non abbiamo
bisogno" in cui afferma che il laicato e l'AC non hanno bisogno di garanzie
diverse da quelle della Chiesa, della fede, e del rapporto con il pontefice. L’enciclica
sarà decisiva nel salvaguardare l'esistenza autonoma delle associazioni di AC, anche
se vengono ulteriormente limitati i suoi compiti al solo terreno religioso.
Un graduale e cauto distacco dalle sorti del regime inizia a manifestarsi dal
1938, con la critica serpeggiante a scelte come la stretta alleanza col
nazismo, l'introduzione delle discriminazioni razziali e i nuovi attacchi
fascisti contro il ruolo dell'AC stessa.
Nel 1940 Pio XII (eletto nel 1939) riforma l'AC con la promulgazione di nuovi
Statuti: la responsabilità laicale veniva drasticamente limitata ai livelli
unitari, a cominciare dal centro nazionale, dove la Giunta veniva sostituita da
una Commissione cardinalizia.
1943/1961 - L'AC nel dopoguerra
Durante la guerra, sia per motivi pratici indotti dal conflitto che
a causa della riforma di Pio XII, la vita interna dell'associazione ha una
stasi. Il rilancio dell'AC subito dopo la liberazione di Roma, è guidato con
discrezione da mons. Montini (il futuro Paolo VI), allora stretto collaboratore
di Pio XII alla Segreteria di stato vaticana e già assistente della FUCI.
Nel 1943 l'AC raggiunge un'espansione mai vista prima: gli iscritti sono
circa 2.500.000 e giungono nel 1959 a 3.372.000.
Nel 1946 vengono promulgati i nuovi Statuti. Accanto
all'associazione di massa nascono molteplici associazioni specializzate, perché
aiutino gli aderenti all'AC ad affrontare con maggiore competenza i vari
aspetti della nuova società pluralista. In questo processo nascono la Gioventù
Studentesca (GS), la Gioventù Operaia (GIOC), rinascono le Associazioni
scoutistiche (ASCI) e vengono promosse le Associazioni cristiane dei lavoratori
italiani (ACLI).
Il periodo
che si apre con la Liberazione e le successive elezioni per la Costituente, nel
1946, vede un coinvolgimento quasi diretto dell'AC nelle competizioni
elettorali e, più in generale, nel dibattito politico.
Nel 1948, in particolare, in vista delle prime elezioni politiche repubblicane
nascono i cosiddetti Comitati Civici, promossi da Luigi Gedda, presidente della GIAC,
in vista delle elezioni politiche del 18 aprile di quell'anno. Si tratta di un'organizzazione
collaterale all'AC, con lo scopo di mobilitare tutte le forze cattoliche per la
battaglia elettorale. Questo sforzo diretto di mobilitazione, se da un lato
esprime la radicalità dello scontro politico in atto, dall'altro, soprattutto
negli anni seguenti, sembra manifestare scarsa sensibilità nel cogliere le
profonde trasformazioni che in questi anni stanno cambiando il volto del Paese,
avviandolo ad una secolarizzazione forse mai conosciuta.
Anche all'interno dell'AC, tuttavia, comincerà tra breve a farsi strada quella
ricerca di rinnovamento che maturerà negli anni che ci avvicinano al Concilio.
1962/1968 - Il rinnovamento del Concilio
Il Concilio Ecumenico Vaticano II, evento fondamentale delle
recente storia della Chiesa, si apre nel 1962, indetto da papa Giovanni XXIII,
succeduto nel 1958 a Pio XII. Si chiuderà nel 1965 sotto il nuovo papa Paolo VI
(Giovanni Battista Montini, eletto papa nel giugno del 1963). Il Concilio fra
l'altro affronta anche la questione specifica del significato e della missione
dell'Azione Cattolica. I discorsi più espliciti appaiono nell'Apostolicam
Actuositatem, il decreto sull'Apostolato dei laici.
Intanto nel 1963 viene nominato assistente centrale mons. Franco Costa, mentre
nuovo presidente generale diventa Vittorio Bachelet.
1969 - Il nuovo Statuto
Recependo in pieno le conclusioni del Concilio, Bachelet e mons.
Costa avviano il rinnovamento dell'associazione, che prenderà forma nel nuovo
Statuto del 1969 e che condurrà l'Associazione a compiere la cosiddetta
"scelta religiosa". Con essa non si intende indicare la strada del
disimpegno dal piano temporale della vita cristiana ma l'affermazione della
priorità dell'annuncio della Parola "in quanto capace di creare uomini
nuovi e portatrice di una profonda carica di trasformazione della vita e della
storia".
Si arriva, fra l'altro, all'attuale struttura associativa unitaria:
sono costituiti i Settori Adulti e Giovani, senza più distinzioni fra i sessi
e, con la nascita dell'Azione Cattolica dei ragazzi (ACR), si afferma la comune
responsabilità verso una "attenzione educativa"per i ragazzi. È poi
esplicitamente previsto un raccordo con i movimenti dei Laureati, della FUCI e
dei Maestri. Tra le novità anche la scelta di più ampi spazi di democrazia
interna, con un sistema di assemblee a tutti i livelli, e un coinvolgimento
della base nella designazione dei responsabili.
Dal 1970 ad oggi
Nella Chiesa postconciliare l'AC attraversa inevitabilmente un
periodo di "assestamento", che la porta ad un ridimensionamento anche
numerico: si passa dai 3.300.000 iscritti del 1964 agli 815.000 del 1973 (anno
in cui Bachelet termina il suo mandato) ai 500.000 di oggi. Mentre nascono
nuove forme aggregative laicali, i nuovi "movimenti ecclesiali", l'AC
si impegna al rinnovamento della Chiesa voluto dal Concilio. Contribuisce alla
nascita e all'applicazione dei catechismi della Cei, vive la sua stagione dei Progetti
e poi dei nuovi Cammini Formativi Giovanissimi e Giovani. Dal 1997 tutti i
settori lavorano su un'unica Attenzione Annuale, ed ogni anno il Settore
Giovani realizza un Convegno nazionale e i Campi-scuola nazionali.
Nel 2003, dopo l'approvazione dell'Assemblea straordinaria e la
ratifica avvenuta durante l'Assemblea generale della CEI che si è svolta ad
Assisi dal 17 al 20 novembre, arriva il nuovo Statuto, primo frutto del lungo
cammino di rinnovamento associativo. Il 13 e 14 Marzo 2004 viene poi approvato
dal Consiglio Nazionale il Regolamento.
Continuano, distanziati negli anni, ad essere celebrati gli
Incontri Nazionali, l’ultimo dei quali si tiene a Loreto il 3-4-5 Settembre
2004: più di duecentocinquantamila
persone hanno preso parte a questo evento conclusosi al
cospetto di Papa Giovanni Paolo II che ha beatificato tre "figli" di
Ac: Pedro Tarrès y
Claret, Alberto Marvelli e Pina Suriano. Qui il Santo Padre consegna a tutta
l’Ac tre parole chiave, contemplazione, comunione e missione, con cui viene
tracciato il percorso dell’associazione per il nuovo secolo e che costituiscono
la reinterpretazione del trinomio di Ac preghiera, azione, sacrificio.
In questa occasione inoltre è stato consegnato
il nuovo Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”,
progetto che costituisce una scelta qualificante di tutto il rinnovamento
dell’Azione Cattolica.
Ultima tappa del lungo cammino di rinnovamento associativo è stata la
XII Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica tenutasi a Roma dal 22 al 25
Aprile 2005. Titolo dell’assemblea è stato "Dare ragioni di vita e di
speranza” e obiettivo primario quello di delineare il profilo concreto di una
vita associativa orientata alla missione e articolata attorno alla parrocchia,
come luogo naturale, benché non esclusivo, dell’associazione.
Spetta ora a
ciascuno vivere a pieno il mandato che con Loreto, con il Nuovo Progetto, e con
la grande stagione assembleare appena conclusasi, ci viene affidato,
trasformarlo in vita, e portarlo nella società da laici impegnati nel
quotidiano.