Alt(r)a Definizione. Il racconto del campo adulti 2025

di Chiara Calzolaro e Francesco Spagnolo, Equipe Adulti Ac Roma

Si è svolto dal 4 al 5 ottobre scorso a Genzano (RM), presso la casa salesiana Mons. Luigi Versiglia, il Campo di formazione per Adulti dell’Azione Cattolica di Roma, che ha avuto come titolo “Alt(r)a Definizione. Guardare il seme e vedere l’albero”.

Il campo ha preso avvio con il saluto dei due Vicepresidenti diocesani, Nunzia Mattiello e Fabio Spinelli, cui è seguita la Lectio tenuta dall’Assistente diocesano del Settore Adulti, don Stefano Matricciani, sul brano evangelico dell’anno della Trasfigurazione (Mt 17,1-9), che ha come frase chiave: “Signore, è bello per noi essere qui!”.

Don Stefano ci ha aiutato ad entrare nei molti significati con cui questo brano può illuminare la nostra esistenza e a fare memoria della “grazia” che abbiamo incontrato nella nostra vita. Su questi spunti si è poi sviluppato il momento di meditatio personale, proseguita nella collatio in gruppo e nella preghiera comunitaria finale della mattinata. Durante i gruppi, in particolare, abbiamo avuto modo di condividere con gli altri le suggestioni che la lettura del brano aveva fatto risuonare in noi, chi ad esempio ritrovandosi nel senso di stupore, di fiducia o di “inadeguatezza” degli Apostoli protagonisti del brano, altri raccontando i momenti “benedicenti” che avevano vissuto di recente e dai quali avevano tratto nuova linfa.

Nel pomeriggio del 4 ottobre si parte alla volta del “Borgo laudato si’” a Castel Gandolfo, un tempo giardini annessi alle residenze papali e ora, per volere di Papa Francesco e di Papa Leone che li ha inaugurati da poco, aperti a tutti e diventati spazio di ecologia integrale.

Nei giardini si percepisce con tutti i sensi armonia, si respira a pieni polmoni aria pulita.

Incontriamo Suor Alessandra Smerilli, Segretaria del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, che ci racconta tutti i progetti in essere al Borgo, incentrati su il “tutto è connesso”.

Con lei incontriamo le ragazze della Cooperativa Percorsi di cittadinanza. Ci spiegano come nel borgo c’è spazio per i più fragili, per i corsi di avviamento al lavoro o di reinserimento in società, o ancora di integrazione. Nessuno può restare indietro…

Sulla scia di quest’ultima riflessione, ci propongono una piccola attività: ognuno pesca da un sacchetto un foglio dove è descritta una persona e ci viene detto di immedesimarci in quelle storie, poi di metterci uno accanto all’altro. Vengono elencate una serie di situazioni: quando il personaggio che incarniamo potrebbe farle, avanziamo di un passo. “Puoi festeggiare tutte le feste religiose in compagnia della tua famiglia e degli amici…puoi usare internet…puoi innamorarti…”.

Nessuno di noi avanza nello stesso modo. Ogni tanto ci si gira indietro e si scopre un amico che non ha fatto neanche un passo. La domanda viene spontanea: “Chi sei?”. Poi all’improvviso si viene superati e si scopre il sentimento di impotenza e frustrazione nel restare inchiodati lì sul posto quando avresti tutte le qualità per avanzare. Ma sei donna, sei immigrato, sei in una società indifferente…che genera disuguaglianze. Proprio in questi momenti riecheggiano le parole di Papa Francesco “Nessuno si salva da solo”, e allora, cosa possiamo fare come Ac di Roma?

Questa domanda la custodiamo e la portiamo con noi in struttura: ci guiderà nei laboratori previsti l’indomani dopo aver ascoltato due preziose testimonianze.

La giornata di domenica, dopo le lodi, ha visto l’incontro con Enrico Michetti, consigliere nazionale del settore adulti di Ac, e con Pina De Donna, già responsabile di Ac e attualmente consigliere comunale PER nonchè componente del coordinamento della Rete di Trieste. Enrico ha raccontato in particolare l’esperienza dell’Azione Cattolica di Avezzano, da cui proviene, che ha deciso alcuni anni fa di sperimentare nuovi percorsi di missionarietà per le parrocchie che sono confluiti nel progetto del “Lavandeto della fraternità”. “Non una cosa in più rispetto alla nostra vita associativa – ha specificato poi nel dibattito che ha seguito il suo intervento–, ma un modo nuovo e condiviso di vivere la formazione associativa, frutto di un discernimento comunitario portato avanti insieme in Diocesi”.

Pina invece ha raccontato la sua “chiamata” all’impegno politico, all’interno del quale ha portato la sua esperienza associativa e l’attenzione alle persone e al servizio della comunità. Un’esperienza non solo “partitica”, ha voluto precisare, ma che è stata frutto della fitta rete di incontri e conoscenze avuti in questi anni in Associazione, che mostra strade nuove di impegno dei cattolici in politica improntate a riportare al centro del dibattito i temi di una società più giusta e solidale, sulla scia di quanto richiesto anche da Papa Francesco, e pronti a dialogare con tutti su questi temi nell’interesse del bene comune.

Ci dividiamo, quindi, in laboratori. Le mappe di Roma ormai ci sono familiari. La sera prima, con il gioco “Romopoly” ognuno ha già avuto modo di piazzare la bandierina della sua Parrocchia sulla mappa della Città.

L’attività è pensata a step. Ai partecipanti viene chiesto di uscire fuori dalla zona confort dell’Ac e pensare a “luoghi sorprendenti” dei territori che abitano. Dopo qualche minuto, ecco che comincia il giro di condivisione: un parco, un centro di incontri, il comitato di quartiere…

Si passa allo step 2, pensare una persona o un’esperienza che “si prende cura”. Ecco che le bellezze (ma anche le fragilità) dei territori affiorano sempre meglio: una casa-famiglia, un allenatore, semplicemente le persone del quartiere…

Con lo step 3 si inizia la fase che ci chiama all’impegno: che rapporti ci sono tra le Ac parrocchiali e queste esperienze? Come costruire sinergie?

Le riflessioni dei campisti sono molto profonde. Si scopre un mondo di silenziosa solidarietà, accoglienza, integrazione…di “prendersi cura” nei e dei territori: una famiglia accolta da una comunità, la pulizia dei quartieri, bambini e ragazzi accuditi…

Alla fine, l’impegno. Su una tabella ci sono le tre fasi della semina: Il metodo, la profondità, la densità. 

È la fase della progettazione. Esperienze comuni che possono essere vissute e sperimentate tra le parrocchie vicine, per una Roma sempre meno disuguale e più a misura di persona. 

…è sorprendente la generatività e la capacità di tutti i gruppi e di ciascun socio di Ac, di prendersi concretamente cura degli altri, nel silenzio, senza voler apparire, ma con lo scopo di “guardare il seme e vedere l’albero” … chissà magari una sequoia!

Tutto quanto emerso dal campo lo abbiamo affidato al Signore nella messa conclusiva celebrata dall’assistente regionale del Settore Adulti don Antonio Scigliuzzo.

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