di Chiara Sancin
L’AMIT (associazione di assistenza minorenni traviati), è un ramo, potremmo dire, missionario dell’Unione Donne di Roma (una particolarità tutta romana). L’Archivio di questa associazione all’interno dell’archivio storico dell’Ac di Roma occupa uno spazio importante:
- parliamo di 23 buste che coprono un periodo che va dal 1945 al 1981.
L’AMIT vera e propria si costituirà nel 1948, con tessera soci, timbri, ecc, che conserviamo, ma pensata molto prima (questo è un elemento importante, cioè queste donne o come si definiscono loro “signore” si preparano, progettano, sperimentano prima di costituirsi in associazione).
Infatti sin dai suoi inizi l’Unione Donne di Azione Cattolica mostra sensibilità particolare per questo delicato problema e svolge attività di assistenza a favore dei minorenni traviati.

Nel 1936 accoglie in un rifugio sociale parecchi ragazzi bisognosi di assistenza morale e materiale.
Nel 1945 viene iniziata – con autorizzazione ufficiale di cui abbiamo la documentazione – l’opera di assistenza ai minori ricoverati, nel centro di rieducazione di Porta Portese I, in piena collaborazione con al direzione ed alle dipendenze del tribunale dei minori.
Nel 1946 nel corso di un’adunanza basandosi sull’esperienza di alcune donne che avevano consuetudine con l’infanzia traviata e abbandonata, che sono le 12 firmatarie di allora di cui abbiamo i relativi nomi, si decide di costituire l’associazione.

Il 1948 è l’anno della costituzione con statuto, autorizzazione del Ministero di Grazia e Giustizia e inizio dell’attività nel 1949.
Si autodefinisce, come si legge nello stato stesso, un’iniziativa particolarmente materna, un’opera di interesse sociale perché tende a diminuire la piaga della delinquenza minorile, ma soprattutto è un’opera di umana e cristiana fraternità verso una categoria particolarmente bisognosa ed abbandonata quella dei “più piccoli” tra i fratelli di Gesù dei quali Egli ha detto: ciò che farete ad uno tra i più piccoli dei miei fratelli lo avrete fatto a me”.
La maternità sarà quindi lo stile della loro azione per:
- dare un contributo alla soluzione pratica del grave problema dell’assistenza ai Minorenni Traviati di Roma e provincia (stiamo parlando di ragazzi fino ai 20 anni circa che gravitano intorno al Centro Rieducazione Minorenni a Porta Portese 1).
Quali le attività?
Nel centro di Rieducazione Minorenni di Roma
- Visite regolari da parte di alcune signore dell’AMIT, circa 10 avevano avuto l’autorizzazione dal Ministero di Grazia e Giustizia (due giorni la settimana) individuali o a gruppi sia della Casa di Rieducazione, sia dell’Istituto di Osservazione, sia del Carcere Giudiziario, cercando di andare dai più bisognosi segnalati dall’Autorità
- Offerta di dolci e doni in alcune occasioni particolari (festività e comunione e cresima) cercando di portare il calore di famiglia, quella presenza materna, quell’affetto diranno
- Collegamento con i Sacerdoti del Centro assicurando la domenica un po’ di pane in più e anche vestiario
- Verifiche famigliari per conto della Direzione o del Tribunale per comprendere il contesto nel quale erano vissuti o disporre benevolmente la famiglia per un loro ritorno
- Assistenza alla celebrazione dei processi penali a carico dei minorenni
- Trattenimenti o discorsi famigliari (non conferenze) su argomenti morali atti a destare la coscienza sociale del ragazzo.


Fuori dal Centro Rieducazione
- Servizio di un piccolo ufficio a piazza delle Vaschette per ricerca lavoro, pratiche amministrative, sostegno nei concorsi, vestiario, sistemazione
- Servizio di raccolta indumenti e fondi per sostenere le attività.
Una carrellata sulle attività dei primi anni:
- nel 1949 si apre (a vicolo Savelli) un centro di ritrovo per dimessi con lo scopo di offrire loro un punto di appoggio
- nel 1953 si istituiscono due corsi di qualificazione uno per sarti e uno per muratori di cui abbiamo qualche materiale in archivio, allo scopo di addestrarli ad un lavoro qualificato corrispondendo loro anche una retribuzione sia pure modesta
- si provvede a vitto e alloggio per chi abbandonato dalla propria famiglia
- nell’agosto de 1954 viene istituita la cittadella dei ragazzi, una casa famiglia che ospita i ragazzi appena dimessi dalle case di rieducazione in attesa di trovare una conveniente sistemazione è organizzata in maniera tale da far sentire il calore di una vera e propria famiglia specie per coloro che sono stati questi ripudiati da quella naturale oppure che non hanno ne hanno mai avuta una (di tutto ciò abbiamo la documentazione)
- i ragazzi vengono seguiti anche quando vengono trasferiti ad altre sedi grazie anche alla collaborazione con i giuristi cattolici, fornendo difensori
Alcuni dati:
Solo nel periodo 1949-59 sono stati assistiti oltre 2500 ragazzi per un totale di circa 13 milioni di lire in spese per viveri, indumenti, doni per matrimoni. E l’associazione è continuata fino al 1981.
Ad esempio si legge:
- 1949-50 ragazzi assistiti –al Gabellini 50; 18 al Regina Coeli, avviati al lavoro 18, inchieste domiciliari 8, assistiti per malattia 5
- 1951-52: 100 assistiti, 30% hanno trovato occupazione; dono di una cassetta ad un giovane dimesso, particolarmente meritevole, che ha contratto matrimonio
- Indumenti distribuiti capi 430 per una spesa di 600.000 lire, viveri per una spesa di 71.000 lire, 7 quintali
- 1953 giovani assistiti 430 con una spesa di 2.245.696, ecc…
Di tutto ciò abbiamo rendiconti, spese, ricevute, autorizzazioni, prospetti…
Queste donne hanno quindi offerto affetto materno, mezzi, accompagnamento prima e dopo, in una parola attenzione e cura per non lasciare questi “piccoli” abbandonati a se stessi, aiutandoli a costruire una nuova vita. Apostolato vero e proprio fatto di costanza, generosità e entusiasmo.
Di tutti questi ragazzi assistiti abbiamo le schede nominative che indicano per ognuno cosa si è fatto, dal vestito donato, alla raccomandazione per un lavoro, alla situazione nella quale si trovavano, alla vita nuova che avevano intrapreso, cioè si capisce che nel tempo queste “signore” hanno seguito l’evolversi della loro vita instaurando una corrispondenza costante e continua (di cui conserviamo lettere, rubriche…) proprio come se fossero loro figli affidatari, potremmo quindi dire che “le persone assistite dall’AMIT sono i piccoli figli dell’Unione donne di Roma e quindi dell’Ac di Roma”.