L’Apostolicam Actuositatem attraverso i documenti del nostro archivio storico

I 60 anni del Decreto sull’Apostolato dei laici (18 novembre 1965 – 18 novembre 2025) ci hanno spinto a ricercare nel nostro archivio storico come l’associazione, allora, recepì tale documento e quali osservazioni e riflessioni procurò.

Le riflessioni di don Luigi Di Liegro

Molto interessante è il riferimento trovato in occasione di una Giornata di studio per Assistenti Giac di Roma del 31 gennaio 1966 svoltasi presso la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica in cui una lettera di don Di Liegro è accompagnata da una riflessione accorata sull’Apostolicam Actuositatem proponendone una lettura pastorale. Il testo, dal titolo Per una lettura pastorale dell’Apostolicam actuositatem, presenta il documento conciliare soffermandosi su:

  • la definizione di laico,
  • la vocazione dei laici all’apostolato,
  • la spiritualità dei laici in ordine all’apostolato,
  • i modi dell’apostolato,
  • i vari campi dell’apostolato dei laici,
  • l’apostolato individuale e l’apostolato collettivo,
  • l’Azione cattolica,
  • i principi per la formazione del laico all’apostolato.

Il testo, che merita una lettura integrale, insieme anche alla lettera, investe l’Azione Cattolica nella diffusione del magistero della Chiesa attraverso una lettura il più possibile popolare e diffusa, testimoniata anche da una serie di articoli apparsi, nei mesi a seguire, a cura di laici e assistenti di Ac, su varie riviste.

Fondo Giac, Busta 25, fascicolo 2, foglio 37, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma

Nella lettera rivolta agli assistenti molto interessanti sono le domande, anche volutamente provocatorie, proposte nel questionario preparatorio all’incontro che desiderano spingere gli assistenti a riflettere sulla natura del loro rapporto con i giovani affidati (direttive, pratiche per alcune iniziative parrocchiali, animazione apostolica, bisogno di stare insieme agli amici…) e li spingono a riflettere se sono preoccupati di quello che i laici possono dare nelle opere parrocchiali più di quanto invece debbono fare per vocazione nella loro vita di laici (famiglia ed ambienti sociali).

Nella lettera, scritta in occasione dell’Epifania del 1966, traspare, come dice egli stesso, «la gioia provocata dalla lettura della Lumen gentium» ma anche «la responsabilità, come membri del Popolo di Dio, di lavorare», rivolgendosi agli assistenti, «al posto nostro nella Chiesa, perché venga accolto ed attuato l’insegnamento di fede proclamato dal Concilio». Parla di cambiare prospettiva, passare da una prospettiva individuale, mettendo in evidenza come ci sia forte nei sacerdoti la tendenza a fare le cose da soli, a una di Popolo perché è «insieme, come Popolo di Dio, come corpo sacerdotale, che dobbiamo immetterci nella via tracciata dai nostri Pastori». E continua, «dall’aiuto fraterno che ci daremo reciprocamente per marciare in questo itinerario dipende in gran parte se la Chiesa si rinnoverà nelle Spirito Santo e se potrà presentare ai nostri fratelli lontani ed al mondo moderno il suo vero volto». Don Luigi mette in evidenza come oggi sia il tempo della vita comunitaria, della sociologia, della collaborazione a tutti i livelli, del dialogo. Parla della necessità di “strutture di dialogo” per vedersi e parlarsi, di occasioni per conoscere gli uomini del nostro tempo con i loro problemi per presentare non solo la dottrina cristiana ma la vita cristiana.

Fondo Giac, Busta 25, fascicolo 2, foglio 37, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma

Segue poi appunto il testo “Per una lettura pastorale dell’Apostolicam actuositatem” in cui,  prima della spiegazione per punti schematici ed essenziali del Decreto, si sottolinea come il Vaticano II resterà, nella storia, come il Concilio della promozione del laicato.Infatti, leggiamo: «Nel momento in cui il Papa Giovanni XXIII convocò il Concilio, due esigenze si fecero particolarmente sentire sul piano dottrinale. Da una parte, tenuto conto dell’interruzione del Vaticano I, era necessario proclamare, in modo chiaro ed approfondito, la dottrina cattolica dell’Episcopato. Questa proclamazione è stata fatta nel cap. III della Costituzione Lumen Gentium. D’altra parte, tenuto conto dello sviluppo dell’Azione Cattolica e della teologia del Popolo di Dio, un approfondimento e una presentazione della teologia del laicato divenivano indispensabili. Tale approfondimento è stato realizzato con il Decreto sull’apostolato dei Laici, ma già nel cap. II e nel cap. IV della Costituzione Dogmatica ne erano state delineate le linee fondamentali…. Non è soltanto la penuria dei sacerdoti e dei religiosi che invoca questo ricorso all’apostolato dei laici, ma la struttura stessa della Chiesa: il posto essenziale, ontologico, insostituibile del Laicato nel Corpo Mistico di Cristo. Abbiamo mai fatto attenzione a questa verità di base, di constatazione elementare: più del 99% della Chiesa di Cristo è costituita dal Laicato?».

Si continua poi, ribadendo che «tutti i cristiani sono innanzitutto dei figli di Dio» e che mai un Concilio Ecumenico aveva indicato con tanta forza l’uguaglianza fondamentale di tutti i membri del Popolo di Dio: semplici laici, vescovi, patriarchi, Papa. Inoltre il riconoscimento della dignità comune a tutti i membri della Chiesa conduce a un riconoscimento del valore della comunione ecclesiale, dell’importanza del Battesimo o della condizione cristiana. Proprio partendo da questa constatazione, don Luigi afferma che i laici desidereranno partecipare pienamente alla vita ed alla missione del popolo di Dio. Non come dei semplici esecutori, ma prendendo parte all’elaborazione delle determinazioni della vita della Chiesa.

Interessante è anche un gesto significativo che viene raccontato: lo fece il Santo Padre, nella Sessione pubblica del 18 novembre del I965, quando consegnò solennemente il Decreto a sei laici, tre donne e tre uomini. Tale gesto, infatti, è stato riproposto, nei confronti dei dirigenti della Giac di Roma: consegnare i luminosi insegnamenti del Decreto “Apostolicam Actuositatem”, affinchè, si dice,  «vostro entusiasmo e la vostra responsabilità abbiano d’ora in poi una guida sicura e feconda». (cfr. Fondo Giac, Busta 25, fascicolo 2, foglio 37, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma).

Il Decreto presentato in articoli e riviste

Scorrendo la documentazione si comprende come nei mesi a seguire gli organismi dell’Ac romana continuano la riflessione, partecipano a inchieste sui laici in Italia e all’appello del Concilio. Martedì 8 marzo 1966 su L’Avvenire d’Italia appare un articolo dal titolo, L’Ac romana per l’animazione cristiana della vita cittadina. L’impegno dell’Ac della capitale ribadito nel documento conclusivo dei Dirigenti della Giunta diocesana e dei suoi rami e movimenti a conclusione del Convegno. Anche qui il riferimento all’Apostolicam actuositatem è costante e mette in evidenza in particolare i punti essenziali del documento conclusivo del convegno in cui si constata «la urgente necessità di assicurare alla missione salvifica della Chiesa l’apporto più ampio dei cattolici romani ed a tal fine li invita ad accogliere l’esortazione finale del Concilio Ecumenico Vaticano II contenuta nel Decreto sull’apostolato dei laici». A tal riguardo emerge in modo evidente «l’urgenza di concentrare ogni sforzo per il raggiungimento di alcuni obiettivi che consentano la più efficace collaborazione al programma pastorale della diocesi» e vengono individuati: la collaborazione al programma pastorale diocesano, la partecipazione alla vita della comunità parrocchiale (vita catechistica, liturgica, caritativa), l’animazione degli ambienti (scuola e lavoro), la diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Infine, riferendosi al prossimo convegno nazionale dell’Ac, si invita a identificare «con serenità e franchezza le linee di rinnovamento delle strutture organizzative che si rivelassero opportune  in armonia con i segni dei tempi e con le indicazioni conciliari». (Fondo Giac, Busta 25, fascicolo 1, foglio 2, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma).

Nel maggio 1966 troviamo su Presenza un articolo a firma di don Luigi dal titolo, I punti essenziali del Decreto sull’apostolato dei laici in cui sottolinea proprio nell’incipit che «nella prospettiva della Costituzione dommatica sulla Chiesa, dove viene affermato più volte che è tutto il popolo di Dio soggetto della missione della Chiesa, il Decreto sull’apostolato dei laici insiste sul posto particolare ed essenziale dei laici. Il testo dice chiaramente che i laici sono del mondo e nel mondo e che è là che essi sono i testimoni di Cristo. Il Decreto afferma: la vocazione cristiana è per sua natura anche vocazione all’apostolato. Inoltre ribadisce che i laici sono apostoli quando lavorano per l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini, ma anche quando nella loro vita quotidiana essi cercano di essere i testimoni autentici di Gesù Cristo». (Fondo Giac, Busta 27, fascicolo 7, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma)

Di particolare interesse è la spiegazione della differenza tra testimonianza e propaganda. Don Luigi mette in evidenza come «testimonianza non è un atto di violenza, ma una proposta, una “rivelazione” dell’amore che Dio porta agli uomini nel rispetto della libertà di ciascuno. Non si tratta, perciò, di una propaganda, ma di una testimonianza dell’amore che è in noi con la convinzione profonda che Dio soltanto converte», facendo riferimento a un passo della Ecclesiam Suam che recita: «La fede è dono di Dio; e Dio solo segna nel mondo le linee e le ore della sua salute. La Chiesa sa di essere seme e fermento d’essere sole e luce del mondo…». (Ecclesiam Suam, n. 53).

Degno di nota anche il punto dedicato all’apostolato personale e associativo. Si evidenzia come «la prima forma è la condizione di ogni altro apostolato dei laici ed è insostituibile. Mentre l’apostolato associativo viene raccomandato dal Concilio, perché le associazioni sono di sostegno ai propri membri e li formano più convenientemente all’apostolato, perché solo la stretta unione delle forze è in grado di raggiungere tutte le finalità dell’apostolato odierno, ma soprattutto perché i movimenti di apostolato appaiono come capaci di esprimere meglio il carattere comunitario della Chiesa, il suo carattere cioè di popolo di Dio».

Fondo Giac, Busta 27, fascicolo 5, foglio 1, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma

In Nos in Unum, sempre nel 1966, a dicembre don Aldo Zega, Assistente diocesano della Gioventù Femminile, firma un articolo dal titolo, L’apostolato dei laici. Per un’associazione tutta nuova nel post-Concilio (Fondo Giac, Busta 27, fascicolo 5, foglio 1, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma), in cui, riprendendo il discorso del Santo Padre del 25 luglio 1963 ai Delegati Vescovili, ripercorre le 4 note attribuite all’Azione Cattolica, richiamando come il fine apostolico della Chiesa si ritrovasse nel discorso del Santo Padre quando incitava ad avere «l’Azione Cattolica come programma»; la collaborazione con la Gerarchia riprendendo il Papa quando dice che i laici «possano considerare come opera propria l’Ac. Non solo a loro destinata, ma anche da loro formata e promossa; collegata indubbiamente alla Gerarchia, ma capace anche di proprie iniziative e responsabilità»; l’operare a guisa di corpo organico, collegandolo alla necessità di un’azione organizzata, riprendendo le parole del Papa che ribadiva che «la prima condizione per agire bene è mantenersi uniti; il lavoro deve essere coordinato, svolto da tutti. L’azione è prospera ed efficiente se unitaria, organizzata, concorde. Chi non è unito si disperde: gli sforzi, i tentativi singoli, vengono travolti dalla grande marea dei flutti di potenze esterne e contrarie». Proprio per questo don Zega sottolinea che i laici di Azione Cattolica riaffermano la gioia di essere e di sentirsi “uno” con gli altri: “uno” nei fini, “uno” negli ideali, “uno” in Cristo Gesù di cui sono il Corpo Mistico. E infine, relativamente alla dipendenza dalla Gerarchia, don Aldo evidenzia come questa dipendenza, e quindi l’ubbidienza, «in troppe associazioni favorisce la pigrizia. In altre suscita insofferenza. Il vero significato dell’obbedienza non è mortificazione della propria personalità, ma mezzo di ascesi, fattore indispensabile per un lavoro coordinato e fattivo, segno di unità. Obbedienza è essere Chiesa, essere Cristo che si è fatto obbediente fino alla morte».

Il Centro diocesano di teologia e di formazione dei laici all’apostolato

A Roma l’Azione Cattolica concretizza il rinnovamento auspicato dal Decreto attraverso la fondazione del Centro diocesano di teologia e di formazione dei laici all’apostolato, aperto a laici di ambo i sessi, che si svolgeva nei diversi settori, la cui segreteria era situata a via della Pigna presso la sede dell’Ac e al Presidente della Giunta diocesana di Azione Cattolica era affidata la rappresentanza legale. Tale scuola prende piede proprio dal Decreto stesso, cap. 1 n. 3; cap 6 n. 32 e 33;  e le cui finalità sono:

  • promuovere la preparazione filosofica, teologica ed etica dei laici a norma degli insegnamenti del Concilio ecumenico Vaticano Secondo;
  • curare la formazione dei laici alle responsabilità dell’Apostolato; effettuare indagini e studi nei campi che riguardano le attività dei laici nella Chiesa e nel mondo.
  • effettuare indagini e studi nei campi che riguardano le attività dei laici nella Chiesa e nel mondo.

Infatti nella notifica dell’11 ottobre 1966, il cardinal Traglia riprendendo il discorso di Paolo VI del 12 dicembre 1964 dice… «È necessario un concreto programma di lavoro, che sensibilizzi le coscienze, accenda le volontà, accresca il senso di responsabilità in tutti i credenti; è necessario scuotere un certo torpore, che sembra talora impadronirsi delle schiere dei buoni di fronte alle forme più vistose di certo costume insincero, malsano, provocatorio; è necessario comunicare grandi idee, alimentare forti convinzioni sull’esaltante missione di una vita integralmente cristiana». Concludendo: «Abbiamo motivo di ritenere che a tali intenti conferisca una nobile e coraggiosa iniziativa, che l’azione cattolica romana, con grande fiducia si accinge ad attuare: il centro diocesano di teologia e di formazione dei laici all’apostolato». (Cfr Fondo Giac, Busta 27, fascicolo 2, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma).

Fondo Giac, Busta 27, fascicolo 2, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma

L’appello del Cardinal Vicario del 1969

Infine nel 1969 l’allora Cardinal Vicario Angelo Dell’Acqua invia un messaggio all’Azione Cattolica Romana in occasione del primo convegno unitario dirigenti per l’approfondimento del nuovo Statuto (22/23 novembre 1969) mettendo in evidenza che il nuovo Statuto aveva acquisito le note del Decreto sull’apostolato dei laici  e si soffermava sull’aspetto dinamico dello stesso Statuto e cioè  sulla «capacità di dischiudere le porte a un avvenire in cui i laici, con rinnovata coscienza e responsabilità e con originale intuito dei segni dei tempi, sappiano rendere la Chiesa presente nella comunità umana» (Fondo Presidenza, Busta 4, Archivio storico dell’Azione Cattolica Italiana, Presidenza diocesana di Roma, via della Pigna 13 A, Roma)

Una storia quindi ricca di documenti e riflessioni che fanno trasparire la gioia nell’apprendere il riconoscimento dell’apporto specifico dei laici nella Chiesa e che ripercorrono la cura, l’attenzione, la vitalità dell’Azione Cattolica nel formare le coscienze, attuare il Concilio, diffondere il magistero della Chiesa in modo popolare, e studiare e sperimentare forme e strumenti sempre nuovi rispondenti ai segni dei tempi per una testimonianza del Vangelo in modo comunitario e associato.