Riflessioni di un archivista improvvisato

di Gianfranco Panizzoli

Ho frequentato l’archivio diocesano per tre anni inventariando, per quanto possibile, le decine di faldoni che mi sono passati fra le mani. Ho ripercorso circa cinquanta anni della storia della nostra associazione e con essa la storia e l’evoluzione del modo di pensare e vivere e i costumi del nostro Paese. Dico subito che si è trattato di una esperienza che mi ha arricchito, ho constatato la tensione morale e spirituale della nostra A.C. volta sempre alla crescita individuale e collettiva per tracciare una via che fosse valida per tutta la vita. Il tema più ricorrente che ho riscontrato è stata la FORMAZIONE.

A metà anni ’60 (XX°secolo) nel programma di uno dei campi scuola della G.F (Gioventu’ Femminile) c’erano corsi di formazione per i formatori (esperti) che avrebbero poi fatto i formatori per le ragazze di G.F. che erano fidanzate. Che dire dei verbali delle presidenti di A.C. femminile dal 1939 al 1945 (uno per ogni mese). Uno spaccato di come si viveva a Roma durante il regime e poi durante la guerra. Gli sforzi per togliere ogni punto di contatto e similitudine con le organizzazioni fasciste, ecco che si eliminano le parola “tessera “ e “tesseramento”; proibito indossare fregi e gagliardetti fuori dalle chiese. L’attenzione massima per i soldati al fronte con aiuti da inviare in particolare vestiario (guanti,sciarpe,cappelli,calzettoni) naturalmente confezionati a mano!

Aiuti in denaro, accoglienza e cibo per gli sfollati dei bombardamenti di Roma e dintorni del 1943.

Poi dopo il giugno del 1944 gli avvertimenti a vigilare sulle ragazze e i loro costumi e abitudini in una città che pullulava di giovani anglo americani sempre in cerca possibilmentedi distrazioni femminili . Poi arrivano gli anni ’70 quelli dell’unificazione dei rami femminili e maschili dell’A.C. Mi piace ricordare un corposo documento del 1969 a firma di entrambi gli assistenti della giovenù maschile e di quella femminile (don Di Liegro e don Zega) un mini trattato di ciò che doveva essere un gruppo giovanile ovvero,il piacere di stare insieme, guardare sempre a ciò che unisce rispetto a ciò che divide. l’attenzione al percorso di fede, la sollecitazione dell’impegno dei giovani cattolici nel contesto sociale a partire dalla scuola. Niente di più né di meno di quella che fu l’essenza di tanti gruppi di giovani A.C. e dei tanti gruppi spontanei cattolici che numerosi operarono negli anni ’70. Vorrei anche ricordare la grande partecipazione democratica al governo dell’A.C. Ho visto centinaia di schede di delegati alle varie assemblee triennali (anni ’80 e ’90) in cui si potevano cambiare paragrafi,modificare, riscrivere interi pezzi o dissentire completamente dal documento assembleare per il triennio a venire.

Ora che tutta questa mole di documenti è diventato un archivio vero con tanto di riconoscimento per la sua valenza storica e nazionale a noi spetta un compito difficile. Dovremmo trasformare questa ricchezza di testimonianze e storia e convogliarla verso i giovani in generale, quelli di A.C. in particolare, magari potranno essere interessati per una tesi di laurea o gli studenti medi per una tesina (sempre in voga) di storia contemporanea.Ritengo sia un nostro dovere preciso trasmettere questo bagaglio di esperienze affinchè le nuove generazioni di A.C. possano elaborare un nuovo cammino associativo. In fondo, a pensarci bene, il futuro appartiene ai più giovani come è naturale per tutte le cose della vita.